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La marijuana come medicina: storia di un rimedio antico

Gli usi medicinali della marijuana risalgono a 2737 a.C. quando l’imperatore della Cina, Shen Neng, promosse l’uso del tè alla cannabis come trattamento per la gotta, i reumatismi, la malaria e i deficit di memoria. La popolarità della cannabis si diffuse poi in Asia, nel Medio-Oriente, in Africa ed infine in India. E proprio dall’India, l’utilizzo di droghe a scopo terapeutico venne importato in occidente, attraverso l’Inghilterra e l’America.

Le cause del declino del consumo di marijuana nell’ultimo secolo

Tuttavia, verso la fine dell’Ottocento, a seguito della dipendenza da morfine dilagante negli Stati Uniti, l’atteggiamento nei confronti dei trattamenti a base di droghe mutò notevolmente. La FDA, Food and Drug Administration, nacque nel 1906 proprio per far fronte all’esigenza di regolamentazioni in materia di queste sostanze. Alla messa all’indice della marijuana, allora, conseguì inesorabilmente il drastico calo nei consumi della stessa.

Marijuana medica: come può essere somministrata e perché funziona

La marijuana medica può essere somministrata in diverse forme: fumata, vaporizzata, assunta sotto forma di pillola o inserita come ingrediente in cibi commestibili come biscotti, infusi o dolci.

La marijuana contiene oltre 60 principi attivi noti come cannabinoidi. La Cannabis è una specie di pianta unica nel suo genere: è l’unico organismo vegetale capace di produrre cannabinoidi, altrimenti prodotti dagli organismi animali. Lo stesso organismo umano, in reatà, possiede la capacità naturale di produrre alcuni tipi di cannabinoidi, di cui fa uso in occasioni di dolore dell’organismo.

Il cannabinoide primario psicoattivo della marijuana è il THC. Il THC ha influenza sul recettore CB1, un recettore di cannabinoidi presente principalmente nel cervello, ma anche nel sistema nervoso, nei reni e nel fegato. Il CB1 viene attivato per modulare la risposta al dolore, oppure per far fronte ad eventuale presenza di sostanze chimiche nocive nell’organismo.

Marijuana medica nel trattamento dell’epilessia

Un derivato della marijuana, il cannabidiolo CBD, è invece impiegato nel trattamento di gravi forme di epilessia, cui è in grado di ridurre gli eventi critici.
La marijuana è inoltre efficace nel ridurre dolore neuropatico, o il dolore causato dal danneggiamento dei nervi nei pazienti affetti da HIV. In questi casi, la marijuana ha effetti che gli oppiacei, come la morfina, non sono capaci di assicurare.

Marijuana medica nel trattamento della sclerosi multipla

Altro trattamento interessato dalla somministrazione di marijuana riguarda i pazienti affetti da sclerosi multipla. La marijuana medica riduce la rigidità e gli spasmi muscolari cui sono soggetti questi pazienti. Importanti benefici per questa patologia sono stati riscontrati anche riguardo l’alleviamento del dolore associato agli spasmi stessi, così come per l’intorpidimento, la vescica iperattiva e le infiammazioni muscolari.

Marijuana medica nel trattamento dell’inappetenza

In ultimo, la marijuana ha il noto effetto comunemente noto come fame chimica. Può essere quindi utilizzato per stimolare l’appetito tra i pazienti in cui è represso a causa di condizione medica, o soggetti ad altri trattamenti in corso che presentano l’inappetenza tra gli effetti collaterali. La marijuana medica è anche frequentemente utilizzata per curare la nausea indotta dalla chemioterapia.