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Storia della canapa in Italia: un’antica tradizione

 

La storia della canapa in Italia ha un’origine molto antica. Questa pianta infatti è stata largamente utilizzata per la produzione tessile in Occidente a partire dal XVIII secolo, anche se alcune fonti sostengono che il suo uso si possa far risalire a circa 10.000 anni fa. In Italia lo sviluppo della canapa è legato al diffondersi delle Repubbliche marinare, le quali la utilizzavano prevalentemente per creare le corde e le vele delle proprie navi. Per ciò che concerne l’uso domestico invece, sembra che la canapa venisse usata nelle case per la realizzazione di tovaglie che poi venivano decorate e che ancora oggi rappresentano un vero e proprio oggetto di artigianato molto ricercato.

 

La canapa in Italia

Sicuramente questa pianta, coltivata in buona parte nelle zone centrali e meridionali d’Europa, era apprezzata anche per la sua caratteristica di poter essere coltivata efficacemente anche sui terreni più difficili, per il fatto di essere polivalente ed avere un costo non troppo alto. In Italia la coltivazione della canapa era prevalente in particolar modo a Bologna e Ferrara, città in cui si possono ancora visionare i maceri ovvero dei piccoli laghi artificiali che venivano usare per mettere la canapa nell’acqua.

 

Le origini e gli utilizzi principali

La canapa però non veniva solamente adoperata per scopi marittimi ma si prestava a diversi usi: essa infatti veniva usata per produrre tessuti, abiti, corde, fibre tessili, mangime per animali oppure per la creazione di sostanze oleose per l’illuminazione e l’energia. A partire dal VI secolo in Inghilterra Enrico VIII ne ordinò ai coltivatori una maggiore produzione poiché essa doveva essere usata per creare materiali necessari alle flotte navali inglesi.

 

 

Il primo declino

Nel VII secolo invece la coltivazione della canapa divenne addirittura un obbligo di legge in Connecticut e Massachusetts: chi non rispettava la norma poteva addirittura rischiare di essere condannato. In Italia invece la qualità di tale pianta era estremamente apprezzata, tanto da farne diventare il paese il secondo produttore mondiale. Con i primi anni del Novecento la canapa attraversò un rapido processo di involuzione poiché, grazie alle sue innumerevoli caratteristiche, le industrie competenti se ne sentivano minacciate.

L’associazione alla droga

L’utilizzo ne fu addirittura sconsigliato quando venne associata alla droga e diventò marijuana. Nel 1936 infatti la pellicola Reefer Madness mostrava quali potevano essere i disastrosi effetti di questa pianta sugli uomini, portandoli a compiere omicidi e varie atrocità. L’anno seguente fu approvato il Marijuana Tax Act, una tassa che concedeva la licenza di poter coltivare canapa solamente in determinate circostanze.

La ripresa e il divieto

Tuttavia con la Seconda Guerra Mondiale il consumo fu incentivato nuovamente a scopo bellico, nonostante l’importazione inizialmente fosse stata interrotta. Quando però la guerra finalmente terminò, le fabbriche specializzate nella produzione di canapa furono nuovamente chiuse e l’impiego di questa pianta non continuò. L’ultima condanna risale invece al 1970 quando la canapa venne definitivamente riconosciuta come marijuana e quindi illegale attraverso il decreto Controlled Substances Act.

 

Una nuova era

 

Così arriviamo ai nostri giorni e con la LEGGE 2 dicembre 2016, n. 242  per il sostegno e la promozione
della coltivazione e della filiera della canapa quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto
ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversita’, nonche’ come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione.