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Molti non sanno cosa sia, e non si informano, ma si fermano semplicemente a quello che sentono da altri.

Con questo articolo voglio rendere le cose un po’ più chiare, e far capire cosa sia la canapa.

Cos’è la canapa

La canapa è un vegetale erbaceo annuale, appartenente alla famiglia delle Dicotiledoni*, provvisto di un fusto centrale che può raggiungere un’altezza variabile tra gli 80 cm. e i 5/6 metri.

Può essere o dioica ovvero piante maschili o femminili , o monoica caratterizzata da ermafroditismo. Il sesso è visibile solo al momento della fioritura, quando le piante maschili producono fiori di colore bianco-giallo che rilasciano il polline tramite la forza del vento (pianta anemofila), impollinando le piante femminili che produrranno a loro volta i semi, che cadendo nel terreno, genereranno nuove piante nella stagione successiva.

Ha una radice fittonante che può raggiungere i 3 metri di profondità dalla quale si sviluppano radici secondarie ramificate.

Le foglie sono picciolate e provviste di stipole. Ognuna è palmata composta da foglioline lanciolate (da 3 a 13), di colore verde intenso a margine dentato-seghettato.

La canapa ha un ciclo vegetativo breve e con il numero elevato di varietà disponibili è una pianta che può essere coltivata in qualunque parte nel mondo, anche se predilige climi temperati caldo-umidi che consentono lo sviluppo di molta massa organica.

Tutte le specie di Cannabinacee, in misura maggiore la canapa, attraverso particolari ghiandole dell’infiorescenza femminile, producono quello che risulta essere il principio attivo, il delta-9 tetraidrocannabinolo (THC), più o meno presente a seconda della varietà della pianta, praticamente assente nella Canapa Ruderalis, presente in tracce nella Canapa Sativa, mentre presente in alte concentrazioni nella Canapa Indiana.

Sono oltre 400 le sostanze chimiche all’interno della cannabis e sono oltre 100 quelle appartenenti ai cannabinoidi, di cui i più studiati sono il THC e il CBD (Cannabidiolo), che pur non avendo effetti psicotropi sul cervello sembra essere in grado di influenzare anche più del THC il sistema endocannabinoide.

La canapa industriale ha contenuti di THC molto bassi e per lo stato italiano contenuti inferiori allo 0,2% sono da considerarsi legali.

La storia della canapa

Questa coltivazione, originaria dell’Asia centrale, era conosciuta fin dall’8000 a.C.** (periodo in cui sono stati datati i primi tessuti in canapa rinvenuti nell’odierna isola di Taiwan)

La Canapa è stata la pianta più coltivata a partire dal 1° millennio a.C. fino alla seconda metà del XIX secolo.

La rivoluzione industriale, le sue tecnologie e le sue scoperte ridussero la popolarità di questa pianta, le navi a vapore non avevano più bisogno di vele, ma l’industrializzazione e lo sviluppo economico, anche se hanno diminuito la popolarità della canapa, non sono responsabili del proibizionismo nel XX secolo.

Le nuove scoperte tecnologiche stavano per essere applicate a questo settore agricolo, con lo studio di nuovi decorticatori e macchinari che potevano ridurre i costi e la velocità di produzione.

Il fatto che si trattasse di una pianta, quindi come tale non brevettabile, e che potesse competere con i nuovi prodotti presenti nell’industria tessile, cartacea, farmaceutica o petrolchimica fece si che alcuni imprenditori di questi settori, tra i quali Andrew Mellon, Lammont Du Pont II, e William Randolph Hearst, per eliminare questo concorrente, decisero di allearsi in una politica diffamatoria, contro la Marjuana, termine usato in quei tempi da minoranze messicane che la usavano per scopo ricreativo. La paura che allora provava la popolazione per le minoranze etniche e l’alleanza tra gli imprenditori fecero sì che nel 1937 venne approvato il Marijuana Tax Act negli stati Uniti. Nel 1961, grazie al contributo di Harry Jacob Anslinger (direttore del Federal Bureau Of narcotics), venne decretato il proibizionismo a livello mondiale con la Convenzione unica degli Stupefacenti adottata dall’ONU sotto la stessa richiesta degli Stati Uniti. Poiché i prodotti in canapa vennero sostituiti con prodotti sintetici e chimici, ed essa veniva nominata dai media e dai politici solo come sostanza stupefacente, la canapicoltura e la sua simbiotica storia con l’essere umano vennero velocemente dimenticate, soprattutto in occidente, che la adottò come simbolo di ribellione e lotta al sistema capitalista adottandola soprattutto come stupefacente.

La Canapa in Italia

I primi documenti che testimoniano la presenza di canapa in Italia risalgono al periodo dell’impero romano. La vera diffusione si ebbe però nel medioevo, dove prosperavano coltivazioni di canapa nel nord e nel centro italia, Piemonte ed Emilia erano le aree in cui veniva prodotta la canapa di migliore qualità tanto che quella Bolognese veniva considerata un monopolio da difendere.

L’Italia nel primo decennio del XX secolo era la seconda produttrice di canapa a livello mondiale e il paese con la media per ettaro maggiore di qualsiasi altro.

Successivamente la superficie andò progressivamente calando, passando da 85000 ettari nel 1936-1943 ad appena 899 ettari nel 1970.

Sviluppo della Canapa

Parliamo delle possibilità di sviluppo di questa pianta e dei benefici che può portare in ottica di sostenibilità, sia per l’ambiente, sia per l’essere umano, sia per lo sviluppo del nostro paese.

Agricoltura

La Canapa ha delle proprietà molto importanti per l’ambiente e per il terreno su cui viene coltivata. Essendo una pianta che non ha bisogno di grandi quantità di acqua per crescere, se coltivata in terreni umidi può crescere senza essere irrigata.

Oltre al risparmio idrico, la canapa può far risparmiare pesticidi, fertilizzanti e diserbanti, perchè la radice fittonante assorbendo gli elementi nutritivi dalle profondità, agisca da autodiserbante e la stessa pianta agisce come repellente e pesticida botanico*** rilasciando nell’aria e sul terreno sostanze che agiscono in tal senso.

Importante è anche la concimazione, perchè questa pianta non necessita di grandi quantitativi di fertilizzanti, se non un discreto quantitativo di potassio, azoto e fosforo.

Questa pianta utilizzata in tereni ricchi di metalli pesanti è in grado di assorbirli e purificare il terreno, queste piante non potranno successivamente essere utilizzate per scopi tessili o alimentari, ma possono essere utilizzate nella bio-edilizia o nell’industria.

Alimentazione

La coltivazione a fine alimentare viene fatta con il fine di ottenere i semi quindi è consigliabile piantarla in un periodo più tardivo rispetto alla fibra, in modo da ottenere piante più basse e che possano sfruttare la loro energia per produrre più semi.

La densità di semina è di 35/50 kg per ettaro, con una resa di circa 7/10 quintali per ettaro.

Una volta raccolto il seme si può decidere se produrre olio o utilizzarlo direttamente (intero, macinato, tostato, decorticato), si può anche ottenere farina.

Importante evidenziare che il seme di canapa non contiene il principio attivo THC, e non contiene nemmeno glutine, risultando interessante per chi soffre di celiachia.

Vediamo l’importanza del seme di canapa nell’alimentazione.

L’organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto l’importanza per il nostro organismo di assumere grassi polinsaturi che svolgono funzioni metaboliche indispensabili. Omega 6 e Omega 3 sono solitamente assunti con l’olio di pesce, che però viene estratto attraverso processi chimici che potrebbero contaminare la qualità con sostanze tossiche (mercurio, metalli pesanti, idrocarburi). Il seme di canapa con un rapporto tra questi due acidi di 3:1 rispecchia i quantitativi consigliati dall’OMS ed ha il vantaggio di poter essere ricavato in modo naturale.

Cosa contiene il seme
  • Proteine per il 20/25% che contengono tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione che consente al corpo che le assume di creare altre proteine come le immunoglobuline.
  • Acidi Grassi per il 34/45% costituiti per il 70/75% da acidi grassi polinsaturi (EFA), tra cui l’acido linoleico (omega 6), l’acido linolenico (omega 3) e l’acido gammalinolenico (GLA)
  • Carboidrati per un valore energetico di circa 516/kcal ogni 100gr.
  • Fibra grezza
  • Sali minerali tra cui soprattutto calcio, magnesio, potassio e fosforo
  • Vitamine A, E, PP. C
  • Fitosteroli, che ostacolano l’assorbimento del colesterolo e ne riducono i livelli nel sangue
  • Fosfolipidi, indispensabili per l’integrità delle membrane cellulari ed aiutano a spezzare le molecole dei grassi ingeriti.

Terapeutica

Sono numerosi gli effetti benefici della cannabis, per saperne di più vi invitiamo a leggere l’articolo sui cannabinoidi

Tessile

La canapa è conosciuta per la qualità della sua fibra da millenni.

Ultimamente c’è un interesse sempre maggiore rivolto alla sostenibilità e alla salvaguardia dell’ambiente.

La fibra che si ottiene è resistente, morbida e confortevole e per tutte le stagioni, assorbe i raggi UVA fino al 95%.

Bio-Edilizia

Il canapulo della pianta, ossia lo scarto legnoso, possiede capacità igroscopiche ed è ricco di silice che a contatto con la calce, subisce un processo di mineralizzazione che genera un materiale utilizzabile in edilizia come isolante per le pareti, per i pavimenti, per gli infissi e per i tetti, caratterizzato per la sua capacità di resistenza al fuoco, di non formare muffe, batteri e di non attrarre insetti e roditori.

Inoltre ha caratteristiche superiori rispetto altri materiali:

  • Isolamento termico
  • Inerzia termica
  • Traspirabilità
  • Isolamento acustico
  • Riciclabilità
  • Biodegradabilità
  • Durevolezza
  • Eco-compatibilità
  • Economicità

* La classe delle Dicotiledoni (Magnoliospida) comprende piante a fiore nel cui seme l’embrione è formato da due cotiledoni, foglie embrionali carnose che hanno la funzione di nutrire l’embrione all’inizio della germinazione prima che si sviluppino le radici e le foglie, prima che la pianta sia in grado di nutrirsi autonomamente.

** The Columbia History of the World, 1981, pag.54.

*** McPartland, John M. 1997. Cannabis as repellent and pesticide.